Il calendario degli istanti

Guardo il calendario, “A breve strapperemo quest’altra pagina”, mi dico. E’ un vezzo di mia madre, ad essere precisi. Siamo al 30, aspettiamo tutti quanti l’anno che verrà, quasi come se, in un modo straordinario, dovesse cambiare qualcosa fra l’ultimo di quest’anno e il primo del prossimo.

Ho rimesso al polso l’orologio che fu di mio padre. L’ho fatto riparare, e rieccolo ad indicarmi l’ora. La cosa che più mi piace, in realtà, è quando lo avvicino all’orecchio: riprendo a sentire il monito di quel “tic tac” che mi indica come il tempo scorre non a blocchi: né anni, né settimane né giorni. Lui mica conosce queste scansioni umane, lui va, scorre istante dopo istante, non si ferma. Il nostro tempo di vita, come il cuore, al pari di un treno che viaggia.

“Quando è che accade una cosa, una specifica cosa”, mi chiedo, “quando siamo sul “tic” o quando siamo sul “tac”?. Ciascuna cosa, intendo, qualsivoglia accadimento. Un istante e siamo qui, l’istante dopo, nulla più. Va bene, oggi è il mio lusso arrovellarmi su questo tarlo inutile, mentre il mondo corre in avanti, proiettato verso il nuovo anno. E quando ci saremo, guarderemo ancora in avanti, sempre protesi verso il poi.

Ve lo dico e vale per quest’anno e per il prossimo: odio la frenesia del dopo. Mi continua a togliere “l’adesso”. Rate, mutui, la maggiore età, la patente, la pensione, ogni scadenza del futuro.

Scendo dal treno, scelgo l’altra velocità, quella che mi fa sentire sia il tic che il tac. Guardo la frenesia altrui, mi fa sentire bene, io minuscolo che posso ancora guardare dentro il più piccolo tempo.

Se proprio volete regalarmi un calendario, che sia quello degli istanti.

Rosario Galatioto

 

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