Bambini Soldato

Ascolto la notizia dei bambini soldato nel Darfur che combattono per conto dei sauditi nello Yemen. 

E’ storia vecchia, ma ogni tanto si ripesca lo scandalo, si ribadisce che le Nazioni Unite intervengono per fermare questo orrore umanitario, e cosi via. Ripesco a caso una notizia simile del 2009, sempre riguardante i bambini soldato del Darfur. Pare che nelle regioni povere del Sudan continui ad essere consueto.

Ma già, oggi, la rileggiamo, ci scandalizziamo e concordiamo con le Nazioni Unite: già, fanno bene, meno male che intervengono. Poi siamo presi dalle nostre cose da occidentali, devo timbrare il cartellino, prendere il pane prima di tornare a casa, ops i bambini a scuola, ecc.

Sono occidentale anch’io e l’idea che mio figlio maggiore che ha proprio quattordici anni attualmente, imbracci un mitra e si lanci verso la morte mi fa inorridire. 

Mi concedo un attimo in più: quei ragazzi, seppur non siano sangue del mio sangue muoiono lo stesso. “Perché?”, mi chiedo.

Leggo meglio l’articolo e trovo un pò di risposte razionali. Il governo saudita li paga bene, 480 dollari al mese per un ragazzino di primo pelo, ulteriori 185 se durante il mese c’è un qualche situazione di combattimento diretto. Le cifre crescono con l’esperienza e l’età. 

Se si rimane vivi.

Il Sudan, un Paese con inflazione al 70% e un livello di povertà che non occorre descrivere.

Ho trovato un motivo che fa si che il 40% delle milizie in quei territori siano composte da sudanesi minorenni.

Ma mi domando ancora (troppe domande per un occidentale?): quando ero ragazzino io, e poi più avanti, si parlava di aiutare IL TERZO MONDO!

Mi domando perché non se ne parla più, perché i radical chic parlino solo di accoglienza, di ong e quant’altro. 

Lo ricordo per chi lo ha dimenticato: il disarmo dopo gli anni ottanta doveva servire a risollevare gradatamente le sorti di ciascuno di questi popoli. Non è facile, è vero. sarei sciocco a pensare il contrario. Ma se ne parlava tanto: aiutare il terzo mondo nella loro terra, perché ciascuno ha diritto a star bene nella propria terra innanzitutto.

Perché le cifre spese per ciascuno avrebbero una efficacia maggiore se spesa per i medesimi singoli, nella loro terra.

Sono cresciuto con la filastrocca che diceva “non basta regalare un pesce, occorre insegnare a pescare.”

Ma a quei bambini soldato nessuno lo ha mai voluto dire. Per i sauditi sono risorse per giocare a risiko, per noi occidentali non saprei più cosa dire.

Amo le letture distopiche, ovvero gli scenari nel futuro con conseguenze molto drammatiche se accadesse questo o quest’altro.

Ma il distopismo interessa poco gli occidentali.

Un pò meno retorica, e più sincero inaridimento, forse, sarebbe un buon inizio.

Rosario Galatioto

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