Maurizio Rastelletti

L’abbraccio del Divino

Maurizio Rastelletti, classe 69 come me, sagittario come me, risulto io più grande di lui di soli due giorni. Lo conobbi cinque anni fa, cinque anni fa e 5 giorni per l’esattezza. Parliamo un po’, dialoghi tipici da chi si conosce da pochi istanti. Mi dice: “Avrei un cosiddetto sogno nel cassetto”. Non me lo aspettavo ma di rilancio gli dico: “Anch’io”. Non si scompone mica, sembriamo amici da sempre e di slancio, continua: “Sai, io compongo. Mi piacerebbe un giorno produrre un cd mio”. Rispondo: “A me piace scrivere; il mio sogno sarebbe pubblicare un libro.” Un lampo breve nella mia testa, come un flash di leggera delusione anticipata per entrambi. “Tutti abbiamo sogni”, mi dico, “Pochi in realtà riescono a realizzarli”. Due anni dopo, il suo primo album diventa concretezza, otto pezzi di qualità e io mi trovo a parlare con lui di quanto mi piace il brano che da il titolo all’album. Lo ritengo un colpo di genialità, tratta di un argomento a me molto caro. Un po’ come quando Bell e Meucci ebbero la medesima intuizione riguardo al telefono. Quando mi chiese di ascoltare il brano in questione, non sapevo cosa aspettarmi. “Parla della felicità”, mi disse. Parte il brano e rimango ancora una volta sorpreso: parliamo di una felicità che non può provenire dall’uomo. C’è un riferimento a qualcosa di esterno, superiore, qualcosa che sta in alto, sopra di noi, che ci sorveglia, ci ama (“Mi abbasso per contar le stelle volte a terra, altre mi sorvegliano dall’alto ridendo, ridendo compiaciute”). C’è un disegno su ciascuno di noi (“mi dipingono la schiena“). C’è questo intuito, questa ricerca del senso di sé, la ricerca di un compimento che sfocia in un affidarsi che restituisce la felicità (“Immobile rapito inconsciamente verso il nulla, son felice”). La ricerca di un Amore totalizzante (“Baciami, abbracciami e poi sfogliami piano, leggimi, assaggiami..”) che dona la forza per affrontare ogni ostacolo (“Affronterò gli effetti dell’ipocrisia combatterò tutte le mie paure, comprenderò le trame dell’inconscio primordiale, son felice.”).

imagePoi ancora, l’espressa volontà di un passaggio a vita nuova, il desiderio di un sigillo che marca l’uomo nel suo cambiamento (“Bagnami la testa con la tua saggezza, spalancami la porta del sapere, sollevami da terra e fammi respirare..”). Infine, un’esortazione all’attenzione, perché la vita va vissuta nella sua pienezza, attenti ad ogni dettaglio, con lo sguardo  rivolto all’infinitesimo per giungere all’Infinito (“Son felice. Inseguo una lumaca”).

Ho percepito un grande monito che riporta a Battiato quando, in quest’era moderna ci dice che “..per un istante ritorna la voglia di vivere a un’altra velocità. Passano ancora lenti i treni per Tozeur”. In un tempo in cui la moda è fare di più, fare più in fretta, essere multitasking, apprezzo un cantautore che ha il coraggio di scorgere il segreto di quest’esistenza nel non tralasciare nulla, nel procedere come “inseguendo una lumaca”, perché tutto di noi è sacro, compreso il nostro tempo.

Pertanto, da parte mia, dedico questo brano a chiunque voglia ascoltarlo e, date queste intense premesse, attendo in questo 2019 il secondo album di Maurizio Rastelletti!

Rosario Galatioto

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