A lezione di Orwell contro l’autismo statalista

In altro articolo di blog ho rivelato quanto io apprezzi la letteratura distopica ovvero quella parte di realtà romanzata, futuristica e immaginaria altamente indesiderabile e spaventosa per le storture cui approda il mondo.

“Grazie Orwell”, mi viene da dire giacché la sua lezione mi rimbalza costantemente da una parte all’altra del cervello. 

“Nell’ora dell’inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario.” (“1984”). 

E’ un frastuono che mi disturba quello di vedere la realtà degli stati, o meglio, l’approccio autistico di chi si pone in mezzo per governarci in questi mari problematici. “E la nave va” troneggiava Bettino Craxi negli anni ottanta seppure la politica di quei anni d’oro non sfruttò il buon momento. Ma si parla d’altri tempi, tempi andati, inutile rivangare. Eppure, sono certo che chi governava quella nave sapeva ben discernere fra le possibilità. Sapeva cosa rischiare e cosa sacrificare nel bilancio del proprio tornaconto. “Almeno”, mi dico, “si aveva coscienza dei propri atti e della realtà attorno a sé.” Perché il punto è proprio questo: mai lasciare il timone, ma soprattutto mai smettere di abbracciare il reale con lo sguardo.

Per definizione, l’autismo è la perdita di contatto assoluto col mondo circostante. Si vive come in una bolla rivolta solamente verso sé stessi. Non si intravede altro.

Questa è la sensazione che provo. Guardo sbalordito, costantemente incredulo, ascolto coloro che hanno più elementi di giudizio in mano, e li vedo argomentare come se parlassero di un mondo fantasy inesistente.

C’è consapevolezza? Se ci fosse, certi atti sarebbero comune criminalità, sistematicamente uguali in tutte le società e tempi. Se non c’è, vorrà pur dire che “la nave” sta andando da sola e probabilmente è destinata a impattare sugli scogli del tempo.

Ma in entrambi i casi, ci tocca, ci spetta l’atto responsabile e oggi più che mai rivoluzionario di dire la verità. Grazie Orwell.

Rosario Galatioto

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