Col buon senso di Peppone e Don Camillo

Avrei scritto altro, oggi, però troppi segnali attorno, molti subdoli attacchi. Mi sono ripromesso di non parlare di politica e non lo farò. Di garantire il pluralismo democratico però si. La mia generazione ha attraversato la fase in cui si difendeva la libertà di parola anche nei paesi in cui tale libertà era negata. Sono cresciuto quando si criticava l’Italia democristiana che lasciava meno spazio alle opposizioni. Guareschi ci ha tracciato quello spaccato in cui cattolici e comunisti, in fondo in fondo, di fronte alle esigenze della realtà, alle impellenze improcrastinabili, si rimboccavano le maniche assieme; per ritornare alle consuete scaramucce quotidiane di parte, poi, c’era sempre tempo. Poi, venne il turno delle polemiche su chi possedeva troppe testate giornalistiche e emittenti tv: il garantismo innanzitutto, par condicio, si diceva. Per carità, spazio a tutti, spazio a chi vuol dire la sua, rispetto di ogni minoranza sancisce la nostra Costituzione. Però la scrittrice e illustre medico Silvana De Mari non può esporre le sue idee: il Tribunale di Torino lo scorso mese la condannava ad una multa di 1.500 euro perché “offendeva in più occasioni l’onore e la reputazione delle persone con tendenza omosessuale”. Per cosa? Perché da medico ha ribadito alcuni ovvi concetti sulla famiglia, sulla procreazione, e sulla naturalità incontrovertibile di una certa sessualità? La comunità tutta difende invece il Movimento Lgbt. Oggi è il turno dell’emerito professore Oxfordiano, grande pensatore cattolico, John Finnis, anch’egli attaccato dal medesimo movimento. Il mio professore di filosofia al liceo, con grande semplicità ci spiegava che, se vogliamo potremmo anche decidere, in assoluta libertà, di usare una forchetta al contrario e per qualsivoglia uso. Rimane il fatto che il suo uso naturale, quello per cui è stata inventata e progettata in un certo modo è quello di appuntare il cibo con i dentelli. Il rispetto della libertà non può significare assolutizzazione di un pensiero contrario. la massima libertà è aderire alla realtà per come è. Poi, liberi di fare altro, per carità. Quello, piuttosto, si chiama uso del libero arbitrio. Ed infine, per limitare lo sfogo, apprendo che il brano dei New Trolls per Sanremo viene boicottato e escluso dal direttore artistico perché non rientra nella linea radical chic che attualmente imperversa. Non capisco: volgere lo sguardo agli italiani che soffrono in silenzio diventa forse offensivo? eh no, o si parla di extracomunitari oppure sei fuori. Mica si può ricordare che ci sono i nostri terremotati che soffrono in silenzio! Oggi, solidarietà ai New Trolls, a Silvana De Mari e a John Finnis. Non necessariamente per le loro idee ma a difesa di un giusto pluralismo.

Rosario Galatioto

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