Testamento di Padron ‘Ntoni

Ci sono fatti nella vita che buttano giù: non necessariamente perché siano più gravi di altri. Anzi, a volte sono persino di importanza relativa al punto tale che ci chiediamo perché ci lasciano questo effetto addosso. Si avverte, in tali casi, una stanchezza ingiustificata, quantomeno più intensa di quanto dovrebbe incidere. E’ una stanchezza psicologica, perché siamo soliti essere cauti rispetto alle insidie che provengono da determinati fronti, e meno preoccupati magari, dalle evenienze solite, quelle che non possono che filar liscio. Proprio in questo mi sovviene il testamento morale che ci ha lasciato Verga, attraverso uno dei suoi più celebri personaggi: Padron ‘Ntoni dei Malavoglia. Gli eventi infausti accadono, chi va per mare ha ben note queste preoccupazioni e come diceva il nostro saggio pescatore, capostipite di una famiglia, “Chi comanda ha da dar conto” e “Chi ha carico di casa non può dormire quando vuole”. Per la maggioranza degli uomini, la vita ha le sue difficoltà e si trascorre una vita intera a risolverle, a qualunque costo. E’ il senso religioso più profondo della vita, e Padron ‘Ntoni richiama a sé tutte le sue forze, nonostante l’età, per far si che le insidie non diventino fonte di disgregazioni familiari, lotte intestine fra fratelli. “Per menare il remo bisogna che le cinque dita si aiutino.” La testimonianza di questo dovere morale nella famiglia pone le radici per un significato valido anche per le aggregazioni sociali più ampie, fino a giungere alle organizzazioni statali. Niente politica però, diverrebbe sennò un’esternazione meno significante. Piuttosto, come Padron ‘Ntoni, recuperiamo le energie dal mare e dall’esempio di chi affronta la vita come fanno i pescatori che sanno bene “chi ha roba in mare non ha nulla”. Non affidiamo la nostra felicità alle vicende esterne; vanno piuttosto ancorate in qualcosa di più definitivamente solido. Per far passare i malumori, poi, bastano le striature del sax di un grande artista nostrano, figlio anch’egli di strani destini. Niente Coltrane o Parker, piuttosto per oggi ci affidiamo a James Senese, al secolo Gaetano Senese, figlio di una donna partenopea e del soldato afroamericano James Smith, perché ci ricorda come vanno gli aspetti pratici della vita che va come il mare che un giorno da e l’altro toglie. Allora, “Chi tene o mare”, produzione ’79, con nomi tutti d’eccellenza, Pino Daniele, James Senese, Tullio De Piscopo e Tony Esposito. “Chi tene ‘o mare ‘o sape cca è fesso e cuntento, chi tene ‘o mare ‘o ssaje, nun tene niente…”. Le parole dicono, ma il grido esce dal sax, quei graffi si sentono addosso, lirica dell’esistenza. Ci rialziamo anche oggi, lottiamo contro le avversità, siamo contenti così. Felici lo siamo già. D’altro ovviamente, le avversità ce lo confermano soltanto.

Rosario Galatioto

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