Fra tarli e sprechi

E’ un mio cruccio, chi mi conosce più da vicino potrebbe testimoniare di come sia un tarlo e persino un’esigenza. Complice di base l’educazione materna volta a farmi lasciare sempre tutto a posto, questa impostazione ha preso piede nell’integralità della mia vita.

“Siate pronti con le vesti strette ai fianchi e le lampade accese” (Luca 12, 35). Vivo riempendo il contenitore del mio tempo cercando sempre di risolvere senza mai aspettare. Qualcuno, giorni fa, mi sollecitò la risposta di qualcun altro ancora (ecco la valenza della comunicazione), facendomi notare, che se il nostro tempo ingloba in sé quel significato a cui tendiamo, allora esso non ci sfugge, il suo uso è pieno, e, come dice quel qualcun altro, “abbiamo abitato quel tempo”, ci viviamo dentro appieno. Niente discorsoni dietro a tutto questo, solo il ritrovare una dimensione personale di vita. C’era un mio tempo di gioventù in cui mettevo la sveglia di notte per rendermi “maggiormente conto” del tempo notturno che trascorrevo. C’è stato un altro tempo in cui mi era presa la mania di “portarmi avanti”, quasi come se poi dovessi aver del tempo per chissà cosa di più importante. Sono diventato persino veloce nelle mansioni quotidiane, quasi come se queste stesse fossero da “tempo di serie b” rispetto a quel tempo che poi potevo utilizzare in altri modi, persino sprecarlo se era il caso. Era come auto attribuirmi una padronanza che in realtà era la vera schiavitù. Ebbene si, si può diventare schiavi di un tempo inutile, male utilizzato, tutto questo in virtù di quel ben noto libero arbitrio. Ne avrò sprecato di tempo, ne ho utilizzato anche male, lo confesso e me ne dolgo. Probabilmente è stata una lezione, di certo ho imparato a fare i mestieri con la corretta letizia nell’animo, guardo in avanti cercando incessantemente il senso di ogni cosa, ma in più mi vien voglia di dirlo, di passarlo anche a ciascun altro. Lo fece mirabilmente con una certa poetica quel maestro emiliano che risponde al nome di Francesco Guccini:  “Io ascolto e non capisco e tutto attorno mi stupisce la vita, com’è fatta e come uno la gestisce e i mille modi e i tempi, poi le possibilità, le scelte, i cambiamenti, il fato, le necessità e ancora mi domando se sia stato mai felice, se un dubbio l’ebbe mai, se solo oggi si assopisce, se un dubbio l’abbia avuto poche volte oppure spesso, se è stato sufficiente sopravvivere a se stesso.”

Parlo per me, i dubbi, quei dubbi, quella tensione, quella preoccupazione io ce l’ho. Mi spaventa, mi genera rammarico chi non se ne cruccia proprio. Preferisco così, preferisco essere fra coloro che se ne accorgono e lo dicono agli altri. No, non è sufficiente “sopravvivere a sé stessi”.

https://www.youtube.com/watch?v=YISGtiFrotI

Rosario Galatioto

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