Il re e’ nudo!

Esiste quel filone tanto in voga del “benpensante” o “buon pensiero” a cui conviene aderire per ritrovarsi “coscienziosamente a posto”. Perché nella cultura occidentale ci si è ridotti, dico e sottolineo “ridotti”, semplicemente a questo. Il concetto di “coscienziosamente a posto”, se permettete, sarebbe un grande ossimoro. Se la coscienza è quel luogo in cui ciascuno fa i conti con la propria legge morale interiore, allora possono accadere solamente due cose. Ci si trova nella situazione che o si mente a sé stessi (è il caso ossimorico) e quindi ci si “sente” coerenti ad un proprio decalogo di norme morali, nonostante la contraddizione, oppure per essere corretti in perfetta buona fede occorre agire modificando il decalogo da adottare. E’ la tecnica del bipensiero teorizzata da Orwell: pur sapendo che obiettivamente una cosa non è giusta, riesco in buona fede ad essere certo che è giusta. E’ il grande lavoro compiuto in questi ultimi secoli nel mondo occidentale. Pian piano, nel corso del tempo, ci si è dato un gran da fare per attuare una sorta di processo di decolorazione della morale occidentale per adattarla ad esigenze più comode. Da qui certe mollezze e ambiguità dei nostri usi e costumi. Ormai il processo ha preso campo generazione dopo generazione: un nativo odierno si ritrova un substrato di concetti che sono incontrovertibilmente “corretti”, “sani” e “buoni” perché nella loro tradizione (che affonda in questi tempi più recenti) era già così. E questo basta a giustificare il tutto. Ma senza scomodare Orwell che scrive ancora nel secolo che precede l’attuale, Andersen riusciva a raccontare tutto questo con un linguaggio comprensibile ad un bambino. In una delle sue favole più note, “I vestiti nuovi dell’imperatore”, Andersen racconta di quest’imperatore vanitoso e assorbito da quest’unico aspetto della vita: il suo aspetto esteriore. Per il brutto carattere autoritario, l’imperatore non può essere contradetto. Quando due imbroglioni fanno circolare la voce che sanno confezionare i vestiti più magnificenti mai esistiti, era chiaro che l’imperatore li avrebbe voluti a corte per sé stesso. La peculiarità di quei vestiti è che non sono visibili dagli stolti e indegni. I servi del re, pertanto, non possono rivelare di non vedere alcunché. Giunti a corte, i due imbroglioni preparano il nuovo vestito all’imperatore spiegando quel dettaglio. Neppure il re vede nulla, ma non vuole passare per indegno o stolto. Pertanto, pur non indossando nulla, vuole sfilare fra il popolo che comunque applaude per non contraddire l’imperatore o per non passare a loro volta per indegni o stolti. Solo un bambino ha l’innocenza (o il coraggio?) di gridare davanti a tutti che …Il re è nudo!

E’ la condizione a cui ci siamo ridotti nel guardare la realtà. Non la vediamo, neppure nel caso di fatti incontrovertibili. Neppure quando i segni davanti a noi ci indicano il naturale senso delle cose. Questo l’orrore odierno. Dopo il periodo della assoluta cieca fiducia nella ragione (in estrema sintesi, “credo solamente in ciò che vedo”), abbiamo consentito di pervenire alla negazione della realtà presente ai nostri occhi. Lo aveva vaticinato Orwell alla fine degli anni cinquanta, adesso accade, come previsto, spudoratamente. E per parafrasare l’altro maestro della distopìa, Aldous Huxley, per addormentare l’indomito spirito che è in noi quando avverte la costanza di questa forma di insoddisfazione sociale, non rimane altro che ingerire i quotidiani grammi di “soma”, droga fantasiosa del futuro, o, come di fatto assecondato subdolamente da chi tira le fila, lasciarci prendere dalle tante forme di attività che distraggono dalla verità. Ma per quanto permettiamo che aumentino o riduciamo le distanze da essa, la Verità rimane fissa, ovvero il male è il nostro, nel caso, perché, di fatto, … Il re è nudo!

Rosario Galatioto

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